LINA FUCÀ
Torniamo a casa
15.09 – 17.10.2026 | Opening 15.09.2026 h. 18 – 20
Giorgio Persano è lieto di presentare Torniamo a casa, seconda mostra personale di Lina Fucà, che torna negli spazi della galleria a dieci anni di distanza. L’esposizione si articola nelle seguenti opere: il video Didikidim (2021), le installazioni scultoree Dentro le nostre paure ci sono ferite antiche (2022-2026) e Piccola parte di me (2026) e la grande carta Torniamo a casa (2026).
Che cosa significa tornare a casa? Che cosa rende una casa tale? E, soprattutto, c’è un modo non nostalgico di compiere questo movimento? Nel rispondere a queste domande, Lina Fucà tiene insieme i frammenti della sua e della nostra identità per ricomporli altrimenti.
In Didikidim, parola che in lingua kotokoli significa mangiare, il movimento di ritorno e rilancio è compiuto innanzitutto dalle onde del Mediterraneo, il cui rumore si mischia alle voci che ripetono la parola mangiare in molte lingue. L’opera prende origine dal lavoro dell’artista con migranti in attesa di asilo politico provenienti dal Togo. Il tema della migrazione risuona fortemente con quello del ritorno a casa, mostrando come avanzamento e retrocessione si intreccino in un unico ritmo. Anche Dentro le nostre paure ci sono ferite antiche fa i conti con il tema delle radici, della provenienza. L’opera mette in scena l’eredità siciliana dell’artista e delle generazioni che l’hanno preceduta, saggiandone il peso. Le strutture in ferro dell’opera sorreggono infatti delle visazze tradizionali per il trasporto del grano, anticamente portate da muli. Se le prime due opere problematizzano la casa intesa innanzitutto come luogo geografico, Piccola parte di me affronta il tema da una prospettiva più intima. Le delicate sculture in gesso sono frammenti sospesi di un corpo femminile. Il ritorno a casa assume qui un significato più personale, ma altrettanto politico. Il corpo femminile è da sempre al centro delle lotte che hanno a che fare con la casa e il rifugio, specialmente in questo momento storico. Il lavoro indaga ciò che resta di questo corpo smembrato, macchiato di un blu marino. Torniamo a casa, opera che dà il titolo alla mostra, è un grande paesaggio astratto e ipnotico, in cui trovano spazio le contraddizioni che legano il doppio movimento del ritorno e dell’avanzamento e quello dell’identità e della differenza. Questa carta cerca di dare una rappresentazione al miraggio di chi desidera tornare a casa, una visione per gli esuli del nostro presente.
