Photo credit: Taus Makhacheva, Цlумихъ (Tsumikh – Avar for “At the Eagle’s”), 2023, single-channel video, colour, sound, 60 min. 53 sec.
Production Support by Sharjah Art Foundation Production Grant
with additional support from the patrons group at the Tselinny Center of Contemporary Culture
Courtesy the artist
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Comunicato stampa
TAUS MAKHACHEVA
Seeing, Touching, Imbibing
25.10.2025 – 24.01.2026
opening 25.10.2025 | h. 18-20
Giorgio Persano è lieto di presentare Seeing, Touching, Imbibing (“Vedere, Toccare, Assorbire”), mostra personale di Taus Makhacheva. L’esposizione esplora la dimensione visiva e corporea delle immagini mentre vengono plasmate e rimodellate dalla storia.
Il cuore della mostra è il film ЦIумихъ (Tsumikh – che in lingua avara significa “Dall’Aquila”) (2023), che esplora la complessa stratificazione di storia, memoria e commemorazione. Con una coreografia che alterna autobiografia, documentario e performance, Makhacheva esamina la vita e l’eredità culturale di suo nonno, il celebre poeta avaro Rasul Gamzatov. Il film mette a confronto le commemorazioni ufficiali di Gamzatov, i ricordi personali dell’artista e la sua percezione nell’immaginario collettivo odierno. Makhacheva appare nel film, cimentandosi nell’impossibile compito di interpretare suo nonno. Il suo personaggio è presentato attraverso una serie di incontri in cui un ensemble di personaggi – tra i quali degli addetti all’arte, un autista di furgoni, una direttrice museale e dei funzionari statali – rivendica la conoscenza del poeta. Attraverso una messa in scena cinematografica dei busti scultorei di Gamzatov, delle storie orali e dei documenti d’archivio, l’artista rivela le discrepanze tra la memoria pubblica e quella privata, dove vari cimeli vengono ripetutamente costruiti e decostruiti.
Il secondo film presentato in galleria, Ясалъул яс (Yasalul yas – in lingua avara “La Figlia della Figlia di”) (2024), è incentrato su una scultura in cemento che raffigura tre generazioni della famiglia dell’artista. All’interno si trova il busto del bisnonno, Gamzat Tsadasa, studioso islamico e scrittore appartenente alla prima generazione di personaggi pubblici del Daghestan a essere immortalati in bronzo; a racchiuderlo vi è un busto in gesso del nonno, Rasul Gamzatov. Queste due sculture sono a loro volta contenute in un blocco di cemento le cui proporzioni corrispondono alla testa e alle spalle della madre dell’artista, Patimat Gamzatova. Per Makhacheva, questo atto di stratificazione prende origine da una frase udita durante una sua presentazione: “Расулил ясалъул яс” (Rasulil yasalul yas, in lingua avara “la figlia della figlia di Rasul”). Questa sovrapposizione è allo stesso tempo una consacrazione e un occultamento, una conservazione e una cancellazione, un ricordo e un rifiuto, rivelando come le storie vengano scolpite, modellate e monumentalizzate.
Una serie di fotografie e oggetti documenta e decostruisce ulteriormente questo tema centrale. The Making of (2024) svela la composizione della scultura, mentre 42.6729165, 47.7314644 (2023) prende il nome dalle coordinate dell’installazione, tracciando gli spostamenti del lavoro. Inizialmente creata come oggetto di ancoraggio nel suo film, l’opera termina il suo viaggio collocandosi nel paesaggio del Daghestan e trasformandosi in un monumento privato.
La mostra invita dunque i visitatori a esaminare l’architettura della memoria: attraversando lo spazio dell’intimità e delle relazioni, l’artista cerca di recuperare l’immagine del nonno e poeta, sottraendolo alla strumentalizzazione da parte di alcune narrazioni politiche. Makhacheva analizza come si costruiscono le storie e cosa nascondono i monumenti, ponendo una domanda cruciale che risuona in ogni opera: chi ha veramente il diritto di plasmare la storia, e come questa vive, respira e si trasforma nelle mani degli altri?




