Per la rassegna di arte e musica Meteorite in Giardino 4, l’artista Alessandro Sciaraffa presenta alla Fondazione Merz martedì 26 luglio l’opera Ti porto il mare (2011), insieme al pianoforte di Alfredo Castellani. Il programma musicale prevede brani di autori francesi del Novecento come Debussy e Ravel e italiani del XX secolo quali Berio, tutti ispirati all’acqua. In alcune parti il pianoforte e lo strumento-scultura di Sciaraffa duetteranno, creando una sonorità inconsueta e affascinante.
Ti porto il mare è una struttura che verrà sospesa con cavi metallici su una delle vasche della Fondazione e oscillerà a una altezza di circa 3 metri dal suolo. Su ciascun modulo della struttura verrà collocato un tamburo di 100 cm di diametro all’interno del quale, centinaia di migliaia di piccole sfere in acciaio rotolano secondo pendenze e inclinazioni dell’installazione. La struttura sarà composta da tamburi con le medesime caratteristiche che costituiranno l’intera opera. Tale movimento ondulatorio è ottenuto grazie a motori elettrici governati da una centralina elettronica progettata per ottenere sequenze d’inclinazione di piano. Lo sfregamento delle sfere sulla pelle naturale del tamburo produce una vibrazione superficiale che genera un suono identico a un’onda marina. Ne risulta che lo spettatore si troverà immerso in una sorta di profondità marina. L’opera sarà illuminata da lampade che permetteranno di godere la trasparenza della pelle del tamburo generando effetti ottici con luci e ombre e contribuendo a una maggiore carica dinamica dell’opera, in relazione con lo spazio che la ospita.
Ti porto il mare è come dice Sciaraffa “uno stato d’animo irrequieto. Un inno alla vita. Il mare non si ferma mai. Il mare è la perpetua consapevolezza di un gesto mai uguale a se stesso. Se lo guardo da lontano scorgo la linea invalicabile dell’ignoto, se lo osservo da vicino ho la certezza che dopo un’onda ce ne sarà un’altra. Portare il mare è l’impossibile capace di delineare il limite tra ciò che voglio e ciò che posso. Un gesto di riflessione, un esercizio semantico su come l’arte possa sconfinare su nuove frontiere e indagini linguistiche travolgendo la materia del sogno.
L’impossibile è davvero possibile? Rivisito a mio modo il sublime, colgo l’aspetto spettacolare della potenza della natura quando si manifesta su tutti noi. Concentrato su una natura bella, spietata da amare e non temere alla quale dobbiamo tutto il nostro sapere nutrito dall’ascolto e dallo sguardo su di essa”.

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